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Pantheon degli elfi

La voce del popolano

“Mmmh gli elfi hanno dei dici? Pensa te, nonostante viva a Marienburg da quando mà mi ha messo al mondo, non li ho mai sentiti parlare di fede né ringraziare un dio per aver turlupinato un mercante, né bestemmiarlo quando qualche ragazzetto gli taglia la borsa col conio eh eh eh…”

Il tomo dell'erudito

[…] invero solo perché un popolo non urla agli angoli delle strade il nome dei suoi dei come facciamo noi uomini, non significa che non possegga una profonda fede, e questo è quanto mai esatto quando si parla del popolo di Ulthuan. Gli elfi sono infatti convinti che gli dei siano immanenti, ovvero che permeino qualsiasi cosa del creato, loro stessi compresi, e per questo compiono con rituale grazia e perfezione ogni azione quotidiana, anche la più banale e infima […]. Per quanto riguarda la natura dei loro dei, i pochi eruditi edotti in materia, come il sottoscritto, possono notare delle similitudini evidenti tra i loro dei e i nostri, come tra Rya e Isha, entrambe madri della natura e delle partorienti, oppure tra Manaan e Mathlann, entrambi signori del mare e delle tempeste. Ma mentre i miei stimati colleghi perseverano a considerare gli dei elfici una copia dei nostri, io mi domando e domando anche a voi lettori, non sarà vero forse il contrario parlando di un popolo e di una fede ben più antichi dell’uomo stesso? […]

– Jordan Brun, “Dissertazioni sulla religione elfica”,  libro all’indice dell’inquisizione sigmarita –

Tutti gli elfi venerano molti dei che incarnano gli aspetti positivi e negativi del mondo; la loro devozione non è quindi rivolta tanto alle figure divine, quanto alle idee da cui essi hanno avuto origine, e di cui sono la massima espressione. Per questo motivo i devoti e i sacerdoti elfici sono assai diversi da quelli delle altre razze, avvicinandosi più come concezione ai filosofi che vivono e percepiscono il mondo molto più profondamente, scrutandolo secondo schemi e prospettive postulate dalla propria dottrina. 

Per questi motivi le differenze tra le tre nazioni di elfi si rendono evidenti nei loro culti che, anche se prevedono le stesse divinità e gli stessi domini, assegnano loro una diversa importanza.

I cadai

Sono le divinità che governano i cieli, e sono coloro che incarnano gli aspetti positivi del mondo e della natura. Sono principalmente venerati dagli Alti elfi, gli Asur, e dagli elfi Silvani, gli Asrai, mentre gli elfi oscuri, i Druchii di Naggaroth, sembrano ignorarli del tutto.

Asuryan, l’Imperatore dei Cieli

È considerato l’antenato e il creatore di tutte le cose viventi e il protettore della razza elfica. Dall’alto del suo trono d’avorio e diamanti, con il volto coperto da una maschera bianca e nera, giudica gli altri dei e i viventi, garantendo il mantenimento dell’equilibrio cosmico e della legge imparziale. 

Il simbolo più comune di Asuryan è una piramide stilizzata con una fenice ad ali spiegate al suo interno; sul vertice della piramide è ritratta la fiamma eterna sotto forma di un sole da cui si dipartono raggi di luce. Il tempio maggiore del culto dell’Imperatore dei Cieli è il santuario sull’Isola di Fiamma, nel mare interno a nord di Lothern. 

È là che il nuovo Re Fenice viene messo alla prova prima di essere incoronato, passando attraverso le sacre fiamme bianche che ardono nel cuore del tempio, e se il candidato è di animo giusto, le fiamme ne arderanno i peccati e lo lasceranno uscire rigenerato nello spirito. Chiunque superi la prova delle fiamme entra in comunione con il Sommo Re pur mantenendo la propria volontà, e la sua parola è quella di Asuryan in questo mondo. Il culto è particolarmente sentito nei reami più civilizzati, ma segni devozionali ad Asuryan si possono trovare in tutti i regni elfici. 

La Guardia della Fenice è una confraternita di sacerdoti guerrieri al servizio dell’alto sacerdote, che è il Re Fenice stesso, e farvi parte è considerato il più alto degli onori; questi elfi una volta entrati nell’ordine sacro ad Asuryan vengono magicamente obbligati al silenzio più totale. Al contrario presso gli elfi silvani di Athel Loren non viè particolare attenzione per questa divinità, sebbene conosciuta e rispettata, poiché nella foresta incantata non c’è bisogno di altre leggi se non la legge della natura. 

I precetti del culto di Asuryan si possono facilmente riassumere in una sola parola: Legge. 

In quanto dio dell’equilibrio e della giustizia egli è protettore di ogni guerriero che si batte onorevolmente, e di ogni elfo che segua le leggi della propria gente. Non rispettare un patto è una grave bestemmia, e l’unico modo per portare un seguace di Asuryan a infrangere un giuramento è dimostrargli che così facendo farebbe una cosa ingiusta verso un altro essere vivente. È comune che i fedeli di questa divinità indossino paramenti rossi, oro, e rame, con simboli fiammeggianti ricamati.

Lileath, la Fanciulla

Dea della luna dei sogni e della fortuna è la patrona dei profeti e dei veggenti, e viene pregata nei momenti di maggior bisogno per ottenere e fare chiarezza nel proprio animo e nella propria mente, specie prima di prendere decisioni difficili e tormentate. Associata anche alla purezza, all’innocenza e al perdono, pare che giudichi le anime degli elfi non dalle loro azioni ma dai sentimenti che albergano nei loro cuori. Gli elfi che chiedono la sua benedizione, se puri di cuore e mossi da intenzioni benevole, possono ricevere delle visioni oppure dei sogni che li aiutino a percorrere il miglior cammino, mentre chi si avvicina a Lileath con secondi ed egoistici fini rischia di ottenere solo incubi e travagliate notti. Lileath fa parte di una sorta di triumvirato divino insieme alla dea Isha, la madre, e alla dea del fato Morai-heg, la decrepita, e insieme rappresentano l’inesorabile scorrere del tempo. Il culto di Lileath è molto diffuso a Ulthuan e il più grande centro di adorazione è presso Saphery, nel regno dell’Alta Magia. I simboli collegati a Lileath sono la mano che regge la falce di luna e le ali di cigno. 

Il clero è quasi interamente composto di vergini elfiche che spesso, come segno devozionale, si bendano gli occhi, certe che la dea le guiderà nel loro cammino anche senza vista. Agli elfi maschi è ovviamente concesso far parte di questa cerchia ma sembra che la dea prediliga, con alcune rare ma importanti eccezioni, le femmine che non abbiano mai conosciuto il tocco di un maschio. i seguaci della dea portano indosso la falce di luna sotto forma di gioiello, di ricamo, o come parte dell’elsa dell’arma. Nell’epoca d’oro prima del risveglio del caos Lileath donò agli elfi tre artefatti magici di inusitata potenza: la Corona di Stelle,  l’Amuleto Solare  e il  Bastone Lunare. La prima purtroppo fu distrutta durante la scissione, quando parte del popolo elfico lasciò Ulthuan per seguire il principe Malekith e il suo oscuro volere, e ancora se ne cercano i frammenti, poiché ognuno di essi è fonte di immenso potere; il secondo custodito per millenni tra i tesori reali venne donato ad un giovane principe prima di partire per un periglioso viaggio in nave alla scoperta di terre lontane, e adesso si trova in una tomba d’acqua in fondo al Grande Oceano, insieme al suo ultimo proprietario, e mai potrà essere recuperato; il terzo oggetto è l’unico rimasto nelle mani del popolo elfico e viene custodito da Teclis, Sommo Mago e supremo conoscitore dell’Alta Magia, che ne detiene il possesso da decine di millenni.

Isha, la Madre

Sposa di kurnous, è la dea della fertilità, del raccolto, della terra generosa, e protettrice dell’ordine naturale e madre della razza elfica. Insegnò agli elfi a coltivare e curare la terra, e si dice che tali insegnamenti vennero rivelati nel reame di Averlon, dove l’inverno mai giunge e i raccolti sono abbondanti tutto l’anno. 

Il simbolo di Isha è l’ occhio che tutto vede, che versa lacrime per i suoi figli mortali, poiché all’alba dei tempi Asuryan decise che, nonostante la longevità, gli elfi si sarebbero stancati del mondo e sarebbero morti; così Isha che amava i suoi figli disperava e piangeva angosciata, e le sue lacrime crearono il grande mare intorno ad Ulthuan, e resero l’isola rigogliosa e piena di vita. Da allora Isha osserva i suoi bambini mortali con attenzione e, sebbene Asuryan vieti di interferire con il mondo, Isha a volte supplica sua figlia Lileath di inviare notizie attraverso sogni e incubi, in modo che gli elfi non possano affrontare i pericoli del mondo impreparati. Benché adorata ad Ulthuan, Isha trova la maggior venerazione ad Athel Loren dove è la principale divinità del pantheon, insieme a suo marito kurnous, i cui avatar in terra sono il Re Orion ed Alarielle, la Regina Eterna. Tra gli elfi di Athel Loren e di Ulthuan è anche dato per assodato che la Dama del Lago, protettrice di Bretonnia, altro non sia che una diversa forma della madre, avvicinatasi alle tribù umane con un aspetto e dei metodi che essi potessero comprendere senza timore; tuttavia questo fatto è del tutto sconosciuto ai bretonniani e gli elfi si guardano bene dal farlo notare apertamente, pur nutrendo una certa dose di rispetto e finanche simpatia verso i cavalieri ed i contadini particolarmente devoti. In quanto divinità della natura e del raccolto Isha è particolarmente benevola con chiunque si preoccupi di rispettare i ritmi della natura. Un buon fedele non spreme il terreno se non per quanto necessita, non abbatte alberi senza piantare nuovi arbusti e non tollera particolarmente i luoghi troppo civilizzati. I seguaci più devoti evitano di indossare abiti realizzati con tessuti troppo ricchi, preferendo semplici vesti tinte con colori naturali, e sovente si aiutano nel cammino con un bastone nodoso ancora vivo e ricoperto di foglie, a testimoniare la benevolenza della dea.

Kurnous, il Cacciatore

Sposo di Isha, signore della caccia e dominatore di fiere è un dio elfico severo e vendicativo, rispettato ad Ulthuan come padre della razza elfica, ma ad Athel Loren è considerato assai più importante e degno di venerazione di Asuryan, per il profondo legame con la foresta. Kurnous è conosciuto anche come il propiziatore della caccia selvaggia, e si dice che faccia risuonare il suo corno poderoso per stimolare la frenesia dei suoi cacciatori prediletti. Per queste sue caratteristiche non è benevolo come la moglie Isha, ma è un dio neutrale che offre i suoi doni a chi ha la forza di ottenerli con astuzia e ferocia. Il re Orion è considerato il suo tramite nel mondo, a cui ricorre per manifestare il suo potere quando il male si avvicina ai suoi protetti. 

Ad Athel Loren la ricorrenza sacra del culto del dio è il solstizio d’estate, quando il re brandisce la possente lancia da caccia e si addentra per la foresta in cerca di prede, seguito dai cacciatori più ferventi, arrivando spesso fino alle mura delle vicine città bretonniane, seminando il terrore tra la popolazione. A Ulthuan tali pratiche sono considerate esagerate nel migliore dei casi, e barbariche nel peggiore, ma in entrambi i reami i solstizi e gli equinozi sono giorni sacri al dio, a prescindere da come vengano celebrati. Non vi sono comuni sacerdoti per il culto di Kurnous, ma si può dire che ogni cacciatore, rispettando l’unico suo precetto – non cacciare più di quanto ti serva per sopravvivere – sia un suo portavoce.

Vi sono poi altri Cadai considerati minori, venerati in particolari situazioni o da specifiche categorie di elfi che, per lavoro e mentalità, si avvicinano maggiormente ad un determinato dio.

Hoeth, il Saggio

Signore della conoscenza e della magia, benché rispettato da tutti, ha tra i suoi principali adepti gli studiosi e i maghi, i quali fungono anche da ministri del culto, in quanto non esiste in tutta Ulthuan una chiesa ufficiale o un tempio dedicati a questo dio, se non la bianca torre, luogo privilegiato di studio della magia.

Vaul, il Fabbro

È il patrono delle arti metallurgiche ed è considerato l’armiere e armoriere delle divinità celesti. Il suo tempio maggiore si trova nel reame di Caledor, rinomato per gli eccellenti artigiani e per le fucine alimentate dalla lava dei vulcani, che sono anche il suo simbolo prediletto. Tutti i sacerdoti-fabbri per entrare nell’ordine di Vaul compiono un rito di iniziazione durante il quale si accecano, e con tale sacrificio il dio elargisce loro il potere di incanalare i venti della magia e creare armi di grande potere. 

Loec, l'Ombra

Il Sire ridente, è un dio enigmatico e dalla duplice natura: se da una parte viene accostato alla giovialità e agli scherzi, dall’altra è anche legato alla malizia, al sotterfugio e all’invidia. Il suo culto viene mal visto a Ulthuan ed è sviluppato principalmente in Athel Loren dove i sacerdoti sono anche guerrieri di grande bravura noti come Danzatori di Guerra. Questi ultimi sono istintivi e battaglieri, e in tempo di pace si prodigano nelle arti bardiche e nella danza come tributo rituale al loro dio.

Liadriael, la Musa

È la dea delle arti e per taluni non è altro che l’aspetto più positivo del dio Loec. Costei è un’entità ermafrodita venerata e pregata sia ad Ulthuan che in Athel Loren durante le celebrazioni e i festeggiamenti, ed ha ovviamente come principali seguaci gli artisti, e pare che anche alcuni umani di Marienburg abbiano cominciato a venerarla.

I Cytharai

I  Cytharai  governano l’oltretomba. Piuttosto che venerarli gli Alti Elfi tendono soprattutto a evitarli, e a render loro omaggio solamente per placare le loro ire. 

Nonostante su Ulthuan siano rarissimi i santuari dedicati a queste divinità, non esiste alcun sacerdozio dedicato ai Cytharai. 

Gli elfi oscuri li venerano apertamente e il culto di Khaine è la religione maggiore e più importante di Naggaroth.

Khaine, khaela mensha khaine

khaine dalla mano insanguinata, signore dell'omicidio

È è il dio della guerra, dell’assassinio, della crudeltà, del sangue e della distruzione. È il propulsore della guerra, la spietata personificazione di un credo vizioso in cui si ritiene che il conflitto sia necessario affinché la pace regni, in cui la vita non ha senso senza il timore per il massacro, mentre l’amore è inutile se non temprato dal più profondo degli odi. Questi elencati sono solo alcuni degli aspetti più venerati del dio, ma ve ne sono anche molti altri, così tanti che nell’insieme vengono chiamati  “I Mille volti di Khaine”; è un dio raffigurato come un alto elfo dall’aspetto marziale e dall’uncinata armatura, che concede ai suoi supplicanti la licenza di fare ciò che vogliono e non vieta nulla, salvo negare la sua volontà divina. 

Il suo simbolo prediletto è una mano insanguinata coperta con un guanto d’arme bronzeo. 

Gli elfi oscuri venerano principalmente Khaine nei suoi aspetti omicidi, e ne ricercano continuamente i favori sacrificando schiavi, compagni, e anche i loro stessi figli, in quanto la loro vita stessa è fondata su massacri e tormenti. 

Ad Ulthuan e ad Athel Loren invece è temuto tanto quanto rispettato nel suo aspetto marziale, ma non viene mai pregato se non prima di scendere in battaglia, poiché chi abbraccia il suo credo in pieno e si vota ad esso è destinato ad una vita di morte e vendetta, fino all’ultimo respiro. 

Esistono nel Vecchio Mondo anche alcune sette dedicate al dio dell’assassinio composte da umani frustrati da profondi desideri di vendetta o anche solo di semplice follia.

Morai-heg, la Decrepita

Dea dell’oltretomba, del destino e del futuro; la dea corvo è la custode di tutte le anime degli elfi e le protegge dall’influsso di Ereth Khial. Si dice che tenga le rune rivelatrici del fato dei mortali in una borsa coperta di simboli arcani, e un suo gesto può decretare il ritorno di un’anima nel mondo dei viventi; un simile avvenimento tuttavia è cosa quanto mai rara e grave, e solo l’anima di un grande eroe viene considerata degna di essere riportata nelle spoglie mortali. 

Si crede inoltre che Morai-heg conosca tutti i segreti dei viventi e il futuro, interpretando i sentieri del tempo nella spelonca ricoperta di rune ove ha la sua dimora. Per mietere le anime destinate al trapasso invia le Banshee, anime di elfe divenute sue servitrici, e si dice che ogni elfo oda il lamento di uno di questi araldi poco prima del trapasso. 

La Decrepita è anche colei che posiziona le stelle nei cieli e vi nasconde il fato dei mortali, per questo motivo un occhio abile può leggere il futuro di notte nel cielo stellato. I precetti del culto di Morai-heg ruotano per la maggior parte attorno alle pratiche funerarie degli elfi elfi e i suoi sacerdoti si occupano delle pire funerarie in uso ad Ulthuan. Morai-heg è anche la divinità dei segreti e questo spiega perché i cultori della megera siano in costante competizione con i fedeli di Lileath, che è invece la dea della divinazione, del futuro rivelato, e del conforto. I seguaci della megera spesso aggiungono toni neri o grigi alle proprie vesti, e viaggiano con un sacchetto di rune appeso alla cinta, come simbolo di appartenenza al culto della dea.

Tutti i Cytharai sono considerati ugualmente importanti, ma mentre  Khaine  e  Morai-heg  rivestono un ruolo fondamentale in tutte le società e nazioni degli elfi, gli altri per quanto potenti sono relegati a ruoli minori, in quanto incarnazioni di forze naturali o entità pericolose e talvolta poco inclini ad interagire con il mondo dei mortali.

Ereth khial

La dea suprema dell’oltretomba è seconda in potenza solamente ad Asuryan. Nei tempi antichi tentò di sedurre l’Imperatore dei Cieli e quando la respinse lei fu invasa dalla rabbia e dall’odio, e rubò le anime degli elfi imprigionandole nella fossa nera conosciuta come Marai. Da allora governa l’oltretomba meditando vendetta, preparando il suo sterminato esercito di anime per la conquista dei cieli, senza preoccuparsi delle faccende mortali.

Nethu

Custode dell’ultima porta, figlio di Ereth Khial, è raffigurato come un guerriero in perenne guardia pronto a trattenere ogni anima reclamata dalla madre nelle sue sale marziali e lontano dalle compassionevoli mani della Decrepita.

Atharti

Dea del desiderio e della lascivia, viene raffigurata come una sensuale elfa dal volto coperto, avviluppata da serpenti di color rosso sangue. Atharti è venerata principalmente dagli amanti e insospettabilmente anche dalle spie degli elfi oscuri, che richiedono la sua benedizione per infiltrarsi nella società di Ulthuan e corrompere il cuore dei loro bersagli. Ha una profonda e feroce rivalità con la sorella Hekarti.

Hekarti

Dea delle congiure e della magia oscura, ha sei braccia in cui stringe gli strumenti del sapere. Dedica grande attenzione alla devozione dei mortali, e per questo è in competizione con la sorella Atharti. Entrambe donano grandi favori, ma gli elfi che le venerano devono essere estremamente attenti ad omaggiarle in egual modo, per non incorrere nell’ira di una delle due. Si dice che anche l’empia Morathi, la madre dell’oscuro signore di Naggaroth, stia bene attenta ad officiare lo stesso numero di riti per entrambe.

Anath-raema

Dea della caccia selvaggia, sorella di khaine, è una dea volubile e sanguigna adorata dagli elfi oscuri in quanto benedice e ammira ogni tipo di caccia, a prescindere da chi sia il cacciatore e chi sia la preda; per gli elfi silvani invece è la nemesi, l’opposto di Kurnous, poiché rappresenta il cacciatore assetato di sangue che non rispetta i cicli naturali e gode nell’uccidere la preda.

Ellinill

Il signore della distruzione secondo la mitologia elfica ebbe cento figli, ognuno rappresentate uno dei suoi cento nefasti aspetti, ma paranoico e ossessionato dal tradimento li uccise credendo ad una bugia di Loec e Isha ideata per mettere fine alla distruzione dei regni mortali. In quella violenta battaglia parricida Ellinill perse molto del suo potere e mai più si riprese, mentre solo cinque figli sopravvissero: Hukon  dio dei terremoti,  Addaioth  dio dei vulcani,  Estreuth  dio della siccità, e Mathlann,  dio delle tempeste; è l’unico figlio di Ellinil ad essere veramente venerato e con un culto dedicato, poiché a lui si rivolgono i marinai e i navigatori per chiedere traversate sicure nel Grande Oceano.